Sapremo ritrovare la capacità di stare a contatto?

Il contatto fisico. Il contatto con gli oggetti. Il contatto tra persone che condividono esperienze.

E’ un’esperienza di “contatto”, quella di Spazio Nest. Che oggi soffre proprio a causa delle restrizioni imposte dalla pandemia, prima fra tutte quella che richiede la distanza, la mancanza di contatto. Riusciremo, quando tutto sarà finito, a ritrovare la capacità di stare in contatto?

“Una sala giochi tutta per noi”

Tutto nasce dall’esperienza di Teatro Invisibile, compagnia attiva fin dal 2007, in cerca di uno spazio per produrre i propri spettacoli. “Vagavamo in quattro, in maniera nomade tra palestre, sale parrocchiali, spazi pubblici – ci racconta Sara Celeghin – E volevamo una sala giochi tutta per noi”.

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Le perfomance del gruppo, in effetti, richiedevano uno luogo adeguato: arti circensi, discipline aeree, danza, scultura. Serviva uno spazio ampio, alto. Così i quattro artisti si sono messi in cerca di capannoni industriali nel padovano.

E alla fine, dopo una ricerca per nulla facile, ne hanno trovato uno ad Albignasego. “I proprietari erano un po’ titubanti, vista la stranezza di ciò che volevamo fare all’interno – continua Sara -. Ma poi hanno conosciuto un mondo di pazzi scatenati, che hanno imparato ad amare”. Era nato Spazio Nest.

Gestire uno spazio: fatica e creatività

E’ nato nel 2015, Spazio Nest. Da allora è diventato un luogo di produzione di attività culturali, performance capaci di sfruttare la peculiarità degli spazi, workshop di discipline come l’acroyoga, perfino cinema e molto altro. Addirittura spazi in cui realizzare esperienze residenziali e di condivisione.

“Certo, non posso dire di avere trovato uno spazio in cui creare. La gestione di un ambiente simile assorbe quasi tutto il tempo. Ma ho potuto ospitare altri artisti, che a Nest hanno potuto creare”, racconta ancora Sara. E’ il rischio di un progetto così ambizioso, quello di ritrovarsi a ordinare scartoffie e fare riparazioni, anziché liberare la propria creatività.

C’è, però, una ricompensa: “Quando hai cinquanta persone che ridono, partecipano, si sentono parte di una comunità, sei ripagata di tutto”.

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Quando si potrà ripartire?

Poi, però, è arrivata la pandemia. E luoghi come Spazio Nest hanno dovuto sospendere le attività.

Nel frattempo, Spazio Nest prosegue ad organizzare almeno alcune attività all’aperto. “Lo spazio ci consente di fare eventi e coinvolgere la comunità, ma lo spazio non esaurisce i bisogni. Se si possono fare cose all’aperto, meglio”.

Ma pianificare, quello al momento sembra impossibile. Troppo faticoso progettare e poi annullare. Una fatica che logora molti progetti artistici. “Quanto dureremo in questa situazione”?

“C’è anche il problema che è passata l’idea che il pericolo è il contatto. Il pericolo è il virus, non il contatto. Mi chiedo se non dovremo, un giorno, ricominciare da capo un lavoro per riappropriarci della capacità di essere in contatto”.

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E noi, come potremo farlo?

Come potremmo creare anche noi uno spazio in cui creare, senza essere “schiacciati” dalla gestione quotidiana?

Come riuscire a guardare oltre questi mesi di incertezze e timori e tornare a immaginare un luogo in cui la comunità possa tornare a stare in contatto?

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